AIM: un mercato regolamentato per le piccole e medie imprese.

I dati diffusi a luglio dall’Osservatorio Aim Italia, condotto da Ir Top, forniscono segnali incoraggianti sulla crescita del mercato Aim in Italia negli ultimi due anni: 22 Ipo nel 2014 e 13 nei primi 7 mesi del 2015.

La quotazione nel mercato AIM, per le piccole e medie imprese italiane, e per gli stessi investitori professionali, rappresenta un’importante opportunità di crescita e d’investimento finanziario.

Attraverso la quotazione nel mercato AIM, l’impresa può accedere,con relativa facilità e a costi contenuti, a nuovo capitale di rischio, per sostenere finanziariamente progetti d’investimento e sviluppo, mantenendo l’equilibrio nella struttura finanziaria e patrimoniale. Non sono richiesti particolari requisiti dimensionali o un importante track record,il mercato chiede che l’impresa abbia sviluppato capacità di elaborare strategie e di pianificare la crescita e che sia dotata di una spiccata attitudine all’innovazione, all’utilizzo delle più evolute tecnologie e tecniche commerciali edei più appropriati modelli organizzativi.

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Dopo le deludenti esperienze del Metim e del Mac, in Italia sembra finalmente decollare il mercato AIM, di Borsa Italiana, rivolto alle piccole e medie imprese ad alto potenziale di crescita, nato nel 2012 dall’accorpamento dei mercati AIM Italia e MAC, facendo leva sull’esperienza dell’AIM inglese, mercato nel quale, dal 1995ad oggi, oltre 3000 imprese si sono quotate, raccogliendo complessivamente oltre sessanta miliardi di pounds.

In alcuni recenti colloqui avuti con investitori istituzionali esteri, ho riscontrato un forte interesse a investire in questo mercato, che per caratteristiche, si adatta particolarmente al profilo e al tessuto delle imprese nazionali.

Sul website di Osservatorio AIM Italia si possono facilmente raccogliere utili informazioni e dati sul processo di quotazione e sull’impatto economico di AIM in Italia: 68 società quotate, un giro d’affari di 3,4 miliardi di euro, una capitalizzazione di 2,9 miliardi di euro, un flottante medio del 24%, una raccolta complessiva da IPO di 544 milioni di euro (99 milioni di euro nei primi sette mesi del 2015).

La società quotata ha mediamente un fatturato di circa 30 milioni di euro, un EBITDA di circa il 9%, una capitalizzazione di oltre 40 milioni di euro e una raccolta di circa 5 milioni di euro, rappresentata per oltre l’80%da OPS (offerta pubblica di sottoscrizione).

Le aziende green e quelle digital sono maggiormente rappresentate nel mercato Aim, conil 24% e il 21%, rispettivamente.

Nell’azionariato di AIM sono presenti circa 80 investitori istituzionali, di cui oltre il 40% esteri, principalmente europei.

Per quanto ancora lontano dai volumi del mercato anglosassone, il mercato Aim in Italia dimostra una tendenza alla crescita.

Nel segnalare l’opportunità della quotazione, non vorrei tanto soffermarmi sui dati esposti, né su altri aspetti quali le procedure di accesso, i relativi costi e tempi, tutti fattori che rendono interessante tale opportunità, quanto sugli effetti indotti della quotazione sul sistema impresa, di particolare interesse nell’attuale contesto.

In Italia la piccola e media impresa conserva un elevato potenziale, ma in questi anni di crisi economica ha spesso sacrificato le proprie prospettive di sviluppo, oltre che per ragioni di mercato,per la strutturale sottocapitalizzazione e le crescenti difficoltà di accesso al credito.

Le esigenze d’investimento soft, nella digitalizzazione dei processi produttivi e distributivi, sono state accantonate, compromettendone la competitività.

L’accesso a un mercato regolamentato, fruibile e altamente professionale, al pari o forse ancor di meglio dell’ingresso di un fondo di private equity, oltre a fornire all’impresa risorse finanziarie da destinare agli investimenti, impone alla stessa un cambiamento negli assetti societari, organizzativi, e gestionali e nelle regole di governo, dettato dalla presenza nel capitale di investitori esterni. S’impone una più rigorosa disciplina finanziaria e gestionale, basata su strategia, pianificazione e risultati, una più netta separazione fra interessi dell’impresa e interessi della famiglia dell’imprenditore, e una maggiore attenzione per gli interessi degli azionisti, da parte degli amministratori. Chi opera a stretto a contatto con l’imprenditore sa bene quanto a volte le dinamiche familiari e la chiusura del capitale entro i confini della famiglia dell’imprenditore, incidano nei processi decisionali, rendendo complessa l’assunzione di decisioni tempestive e razionali.

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